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Maierà, il borgo di roccia in Calabria

La Calabria possiede numerose risorse naturalistiche, basti pensare al Parco del Pollino, polmone verde del Sud Italia. Non mancano i borghi, di interesse storico e culturale, come Maierà.

E’ il momento giusto per rivalutare i piccoli borghi: mete rassicuranti, per il semplice fatto di essere meno affollate delle blasonate destinazioni internazionali, e in grado di offrire benessere e relax agli avventori. Si pensi alla genuina accoglienza dei locali, disposti ad accompagnare e a fare da ciceroni ai nuovi della zona, o al profumo di bucato che si diffonde nei vicoli e si confonde con il delizioso profumo della cucina casereccia. Aspetti che fanno dei borghi la scelta perfetta per una vacanza che delizia i cinque sensi.

Ecco a voi un caratteristico vicolo di Maierà, dove si può apprezzare la tipica architettura medievale del borgo

Fra i gioiellini sparsi per l’Italia, si segnala la bellezza suggestiva del borgo di Maierà, comune in provincia di Cosenza incastonato nell’alto Tirreno Cosentino, una porzione di Calabria baciata dalla bellezza della natura, famosa come Riviera dei Cedri. Uno scenario che incanta con la sua fitta vegetazione mediterranea, le montagne che degradano verso il mare e borghi che sembrano usciti dall’acquerello di un artista, proprio come Maierà. Non resta che scoprirlo.

Posizione strategica, per bellezza e difesa contro i nemici

Maierà è una località dell’entroterra cosentino che, per la sua altitudine, riesce a vedere il Mar Tirreno, una posizione che in passato si rivelava vincente per contrastare i saraceni, una minaccia per tutto il territorio.

<<Il castello di Maierà, di cui è rimasta traccia nell’odierna Porta Terra, godeva di un’altezza ideale per avvistare i nemici provenienti dalle coste – spiega lo storico Pablito Sandolo – bastava osservare un segnale di fumo inviato dalla costa, perchè potesse mettersi in moto la macchina da guerra contro i pirati barbareschi>>.

La Porta Terra – la porticina a sinistra – era l’antico ingresso del paese, un tempo presieduto dalle guardie per controllare la sicurezza dei cittadini

Maierà si trova a metà strada fra Scalea e Diamante, due località molto note della Calabria tirrenica: la prima è una rinomata meta balneare, la seconda è celebre per essere la Città del Peperoncino. Insieme queste località formano la Riviera dei Cedri, una porzione di terra divisa fra montagna e mare, che gode del microclima ideale per la coltivazione di agrumi pregiati come il cedro. Un frutto apprezzato per il suo gusto gentile e raffinato al palato, alleato dei migliori chef patissier.

Le origini del toponimo Maierà, due le scuole di pensiero

Due sono le scuole di pensiero che, negli anni, hanno provato a spiegare l’etimologia del nome Maierà. Secondo il professor Orazio Campagna, originario proprio del borgo, il toponimo deriva da Marà, che in ebraico significa grotta, trovando conferma nella cospicua presenza nel territorio di grotte primitive, come quelle ubicate in località San Domenico. Secondo studi più approfonditi sul caso, pare che la questione sulle origini del toponimo Maierà sia stata aperta molto tempo prima, nel 1700, quando lo studioso Francesco Antonio Vanni – autore del libro Memorie di Maierà – teorizzò l’ipotesi greca. In altre parole Maierà deriverebbe dal greco Makhairas, che tradotto significa coltellaio. <<La teoria del Vanni troverebbe conferma nella conformazione increspata delle rocce di Maierà, che ricordano quella di lame o di spade, meraviglie naturali che ancora oggi si possono osservare>> spiega lo storico Pablito Sandolo.

Come si può osservare in questa foto, il centro storico di Maierà conserva affascinanti strutture di roccia

Il paese del cosentino oggetto del nostro viaggio – a riprova delle teorie sull’origine del toponimo Maierà – poggia su delle strutture di pietra, dette scivole, che conferiscono al borgo un fascino antico e irripetibile. Fra le altre curiosità su Maierà, vi è una valle che divide il borgo da Grisolia: un profondo burrone immerso nella natura che un tempo, almeno fino agli anni Cinquanta, ospitava i mulini per la macina del grano, una preziosa risorsa economica per tutto il territorio della Calabria occidentale. Una leggenda narra che Maierà e Grisolia siano stati divisi per volontà di Dio, per mettere fine alla disputa fra due giovani delle rispettive località che si contendevano la stessa donna, originaria di Grisolia.

Il Museo del Peperoncino, un regno del gusto e dell’arte

A dispetto delle sue dimensioni raccolte – poco più di 1300 abitanti – Maierà vanta un cospicuo numero di luoghi di interesse, che catturano l’attenzione dei visitatori più curiosi e sensibili nei confronti delle tradizioni locali. Fra queste non si può che menzionare il Museo del Peperoncino, un prestigioso spazio dedicato al principe della gastronomia calabrese, sua maestà il diavolillo, termine locale che designa il peperoncino. Un ortaggio pregiato e dall’inconfondibile colore rosso fuoco, espressione di un territorio fertile come quello della Calabria e di un certosino lavoro degli agricoltori che, con dedizione, portano avanti la produzione di un’ eccellenza le cui origini risalgono a oltre seimila anni fa.

Il Museo del Peperoncino in tutta la sua variegata offerta di attrazioni e reperti, rigorosamente a tema piccante

<< Il Museo del Peperoncino nasce come iniziativa promossa dall’ Accademia Nazionale del Peperoncino di Diamante, città che annualmente celebra il pregio gustativo del peperoncino – spiega Diego Granata, referente del museo maieraiota – un progetto nato nel 2001 e che è cresciuto insieme al contributo di tutti i cittadini di Maierà, che hanno collaborato per valorizzare questa preziosa risorsa culturale per la nostra città e per tutta la Calabria>> << Nel 2016 il Museo del Peperoncino è entrato a far parte dell’Associazione Piccoli Musei Italiani, un consorzio che unisce le piccole realtà culturali italiane e ai quali si dedica una giornata ad hoc, per invogliare i turisti a scoprire le specialità artigianali dei borghi>>.

Il Museo del Peperoncino tra gadgets, grafica pubblicitaria e manufatti in ceramica. Un ricco repertorio dedicato al diavolillo

Il Museo del Peperoncino è probabilmente una risorsa unica al mondo, per interpretare in modo competente ed approfondito il valore del peperoncino, dal punto di vista culturale, enogastronomico e persino artistico. << Il Museo si suddivide in sezioni tematiche, ognuna dedicata a un particolare aspetto del peperoncino – spiega il referente dell’ente culturale Diego Granata – degne di nota sono le sezioni dedicate alla pianta del peperoncino e ai metodi di coltivazione, agli impieghi dell’ortaggio rosso in cucina, alla grafica pubblicitaria e alla ceramica, materiale con cui si riproducono sfiziosi oggetti che raffigurano il diavolillo>>.

La poesia di Rocco Scotellaro ispira Angelo Aligia

Maierà è un borgo profondamente legato alle sue radici storiche, a confermarlo sono i disparati monumenti sacri ed edifici storici che ne confermano il glorioso passato. All’inizio di questo percorso alla scoperta di Maierà – famosa per essere un gioiellino aggrappato sulla roccia – è stata citata la Porta Terra, risalente al X secolo e porta principale d’ingresso al paese. << Nel Medioevo, dopo le 11 di sera, la città chiudeva le porte in segno di copri fuoco, contro l’eventuale attacco dei nemici – spiega lo storico maieraioto Pablito Sandolo – a presiedere l’ingresso della città vi erano le sentinelle, che controllavano il rispetto degli orari da parte dei cittadini, pena il rischio di rimanere tutta la notte fuori dalla città>>.

Maierà, solo a sentire il nome, fa pensare a un borgo proiettato al futuro, a confermarlo sono le iniziative culturali che ne accrescono l’interesse. Basti pensare alle strette viuzze che conservano opere d’arte moderna, murales e opere in ceramica curate da diversi artisti, alcuni dei quali giapponesi, segno che questo antico paese sia ancorato alle sue radici ma proiettato nel panorama internazionale dell’arte. Le presenti opere, che fanno di Maierà un museo a cielo aperto, rientrano nell’ambito del progetto ‘ Ceramica Viva’, un’iniziativa del prof. Fulvio Longo volta a promuovere il valore dell’artigianato artistico.

Il progetto Ceramica Viva viene ampiamente raccontato e descritto in quattro cataloghi (di cui uno in foto) disponibili nel Palazzo Patrizio, sede del Museo del Peperoncino. Per info e prenotazioni: Accademia Italiana del Peperoncino 098581130 – Comune di Maierà 0985889102

Il passato di Maierà e il Brigantaggio, capitolo di storia drammatico per tutto il Sud Italia, ispira l’opera ‘Sempre nuova è l’alba’ dell’artista maieraioto Angelo Aligia. Rientra nel prestigioso repertorio di Ceramica Viva e prende ispirazione dall’omonima poesia di Rocco Scotellaro, il poeta lucano attivo nella politica e nella difesa dei diritti dei contadini del Sud, penalizzati da tasse che peggioravano la loro condizione economica già precaria, come la famigerata tassa sul macinato.

Un percorso di Maierà è dedicato alla poetica di Rocco Scotellaro, con l’opera intitolata Sempre Nuova è l’alba
Sempre nuova è l’Alba – titolo della scultura di Angelo Aligia – esprime il dramma del Brigantaggio attraverso ritratti e simboli

<<L’opera consiste in cinque cilindri in cotto, disposti lungo il percorso, nei quali sono raffigurati dei volti umani, quelli dei briganti che tra il 1860 e il 1870 sono stati uccisi proprio a Maierà>> spiega lo scultore Aligia. La sua arte è un repertorio che utilizza i codici di un linguaggio contemporaneo per rappresentare gli aspetti della vita contadina, fatta di tradizione, come la nobile produzione del pane artigianale, ma anche di difficoltà e di duro lavoro. L’opera dell’artista maieraioto, quella che appunto rappresenta la drammatica esecuzione di sette briganti, comunica attraverso simboli di grande valore morale:

<< Le spaccature attraverso cui si intravedono i volti, rappresentano le aspettative deluse dal governo post unitario, che anzichè migliorare le condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione del sud, non faceva altro che peggiorarle con imposte quanto mai svantaggiose>>, spiega Aligia.

Il Parco delle Sculture, spazio dedicato all’arte e alla natura

Il borgo dell’Alto Tirreno cosentino oggetto della nostra scoperta è una località profondamente connessa con l’arte: abbiamo visto il Museo del Peperoncino che fa dell’ortaggio rosso un vessillo di cultura della Calabria, abbiamo visto l’opera dedicata alla poesia di Rocco Scotellaro, che rivendica l’uccisione dei briganti attraverso l’arte della scultura in ceramica, e per finire, scopriremo il Parco delle Sculture. Si tratta di uno spazio dedicato all’arte della scultura di Franco Perrone, un sensibile interprete della figura umana, realizzata seguendo fedelmente le fattezze del volto. Il repertorio di Franco Perrone mette in risalto i lineamenti marcati del volto, attingendo dai canoni dell’arte antica e dando spazio ai soggetti dal temperamento impavido e forte, come i guerrieri.

Il Parco delle Sculture, sito in contrada Vrasi, propone una collezione di volti in stile arcaico, immersi in un suggestivo ambiente naturale

<<Il Parco delle Sculture è un progetto nato con la mia grande passione per la pietra, materia prima principale del mio repertorio, che ho scoperto intorno al 2003 – 2004, quando lavoravo in diverse zone del Nord Italia>> spiega Franco Perrone. <<Una volta a Verona decisi di riprodurre su pietra la mia stessa mano, il mio lavoro fu notato e da allora decisi che avrei intrapreso la strada della scultura>> spiega l’artista. <<Il Parco delle Sculture è il connubio perfetto di arte e ambientazione naturale, dove il visitatore può toccare con mano alberi di ulivo ed apprezzare sculture di grande impatto espressivo – spiega l’artista – non solo opere d’arte in pietra ma anche in legno, realizzate con l’utilizzo del flessibile da taglio, senza avere alcuna base di partenza. La mia scultura è in grado di plasmare la materia prima naturale, che diventa un capolavoro espressione di puro artigianato>>.

L’artista Franco Perrone, che cura con dedizione il Parco delle Sculture, si ispira alle antiche civiltà per realizzare le sue opere d’arte

Scultore di successo ma anche poeta, Franco Perrone non manca di incantare il pubblico di visitatori con poesie di grande impatto emotivo, frutto della sensibilità del bambino che è stato. << Ho vissuto un’infanzia non facile, dovendo fare i conti in tenera età con i sacrifici e gli sforzi del lavoro. Ero un bambino che piangeva ma che, al tempo stesso, contava su una forza interiore notevole, la stessa che mi ha permesso di raggiungere i miei obiettivi e di essere protagonista della mia vita di artista e interprete dell’arte a Maierà>> spiega Perrone. Degna nota e, soprattutto, di lettura, è la poesia intitolata ‘Il Pianto di un bambino’, i cui versi racchiudono tutto il percorso di vita dell’artista.

Maierà città della buona cucina di terra

Arte, cultura, storia e natura sono le risorse che Maierà possiede e che le vengono riconosciute dai visitatori. In un paese così ricco di tradizioni e circondato da una florida natura, come quella della Riviera dei Cedri e, più ampiamente, del comprensorio del Parco del Pollino, non poteva mancare una ricca e squisita gastronomia. Pare che la cucina tipica locale si basi sui prodotti del territorio, rivelandosi la scelta vincente per chi predilige i repertori gastronomici a km 0, e sia espressione dell’entroterra cosentino. Gli amanti delle minestre di legumi, insaportite dal peperone crusco, ma anche gli estimatori di salumi come il capocollo, troveranno in Maierà un Luna Park del gusto.

I fusilli alla maieraiota sono espressione di pura passione artigianale, che le donne del paese si tramandano da generazioni

Si pensi che c’è un piatto tipico che descrive la tradizione culinaria maieraiota, fatta di amore per la pasta artigianale e di prelibata carne di montagna. Si tratta dei fusilli con sugo di carne di capra, trattengono tutto il sapore di selvaggina e, con la stessa carne, è usanza preparare un prelibato secondo piatto, con contorno di peperoni arrostiti. <<Non c’è ristorante a Maierà che non proponga ai suoi avventori di assaggiare questo tipico piatto maieraioto, che gratifica il palato con sapori decisi e genuini, come quelli di montagna che compongono il piatto>> spiega Diego Granata, referente del Museo del Peperoncino. << La particolarità di questo piatto – prosegue – consiste nella lavorazione artigianale della pasta, che viene attorcigliata attorno a un ferretto, per dare forma ai fusilli di Maierà>>.

Ringraziamenti

Si ringrazia Diego Granata, rappresentante del Museo del Peperoncino; Franco Perrone, curatore del Parco delle Sculture; Angelo Aligia, autore delle sculture inspirate alla poetica di Rocco Scotellaro e lo storico Pablito Sandolo, competente guida storica di Maierà. Grazie a queste personalità Borghi e dintorni ha avuto modo di conoscere e approfondire le curiosità legate a Maierà, un borgo degno di visita a soli 4 km dalla costa tirrenica calabrese.

4 risposte su “Maierà, il borgo di roccia in Calabria”

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